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Quando Trump accarezzò l’idea di diventare ancora più grande con il ciclismo

Correva l’anno 1989, Virginia, quando Donald J. Trump sulle ceneri della Coors Classic, organizzò il Tour de Trump, una corsa ciclistica che aveva l’ambizione di diventare più importante del Tour de France.
L’imprenditore, già allora sulla cresta dell’onda, che in queste ore vede di nuovo ottenuto la presidenza degli Stati Uniti, ebbe l’idea di entrare nel circuito dei grandi giri ciclistici.

Il Tour de Trump aveva come premio ben 250 mila dollari. Ci furono solo due edizioni, 1989 e 1990, vi parteciparono ben 8 squadre dell’allora World Tour e 11 Professional con compagini che avevano addirittura rinunciato alla Vuelta di Spagna per correre nell’evento di Richmond. Trump fiutò che il ciclismo poteva essere un’ottima vetrina per la sua immagine e, almeno per due edizioni, foraggiò la competizione accettando di diventare il principale sponsor della corsa. L’idillio fra Trump e la bici durò solo due anni, perché il multimiliardario poi ritirò la sponsorizzazione e la corsa cambiò denominazione: da Tour de Trump a Tour Du Pont. 

Come nacque la gara che portava il nome del neo presidente degli Stati Uniti? Il ciclismo negli Usa non aveva la stessa tradizione di Paesi come l’Italia, la Francia o la Spagna. L’unico grande evento ciclistico americano, la Coors Classic, venne meno nel 1988. C’era bisogno di una corsa a tappe che ne prendesse il posto.

A Trump piacque l’idea

L’idea venne in mente a John Tesh, un giovane reporter che aveva seguito il Tour de France 1987 per la CBS. Non volendo però impegnarsi in prima persona, Tesh si rivolse a Billy Packer, che non era soltanto uno storico commentatore televisivo del basket, ma anche un imprenditore. I casinò avrebbero potuto sponsorizzare l’evento, altri imprenditori avrebbero potuto accettare di supportare la manifestazione, ma tutti declinarono l’invito, tranne uno: Donald Trump.

Nel primo incontro non se ne fece nulla, ma Trump si mostrò incuriosito. Dopo una settimana si trovò l’accordo e il miliardario si propose come sponsor principale della corsa. Nasce così il Tour de Trump.  La prima edizione  scatta il 5 maggio 1989 da Albany,  nello Stato di New York e termina il 14 maggio ad Atlantic City, New Jersey. La risposta dei tifosi è mediocre, quella della stampa più che felice.
Alla corsa partecipano diversi corridori di primo piano come Theunisse e Phinney, ad esempio, che vincono rispettivamente una e due tappe; Vanderaerden vinse quattro tappe, sembrava il predestinato per la vittoria finale, senonché nella cronometro conclusiva segue una motocicletta che lo porta fuori dal percorso e si trova costretto ad accontentarsi del terzo posto. La prima edizione del Tour de Trump va a Dag Otto Lauritzen, corridore norvegese.

Il Tour de Trump 1990 partì il 3 maggio da Wilmington, Delaware e terminò il 13 maggio a Boston. Durante la corsa si mise in evidenza Olaf Ludwig, che si aggiudicò allo sprint diverse tappe. La corsa fu vinta da Raúl Alcalá, ciclista messicano di buon livello, ottimo scalatore, che nel 1992 vinse la Classica di San Sebastian.

Nei mesi successivi Trump abbandonò il ciclismo,  ma la corsa continuò ad esistere grazie all’ingresso  di un’azienda chimica, la DuPont. La gara venne definitivamente soppressa nel 1996; le ultime due edizioni sono state appannaggio di Lance Armstrong. Ma questa è un’altra storia.

Angelo De Lorenzi

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