“Non capisco perché nessuno abbia provato nulla”. Persino il direttore della corsa, Mauro Vegni, ieri si è lamentato. Il Giro d’Italia, partito dall’Albania, è di una noia mortale e se ne lamentano persino gli organizzatori, figuriamoci i telespettatori, tapini, che subiscono ore di trasmissione senza pathos.
A parte Pedersen e Roglic che si sono impegnati, sembra che molti corridori stiano prendendo sotto gamba il Giro d’Italia. Sul banco degli imputati ci sarebbero soprattutto le squadre straniere che, ieri, nella Valona-Valona con una salita non del tutto banale, avrebbero potuto inventarsi qualcosa. Invece nulla. Bernal e Arensman sembrano già fuori dai giochi, Landa è andato all’ospedale.
Corsa moscia
A leggere i numeri emerge qualcosa di ancora più inquietante: dopo due gare in linea
non difficili e una cronometro breve ci sono già cento corridori a più di dieci minuti dalla maglia rosa- come scrive oggi Il Corriere – ed altri ottanta a più di venti minuti. Ieri un terzo del gruppo è arrivato a un quarto d’ora dal vincitore eppure il livello agonistico si sarebbe elevato negli ultimi anni. Perché al Giro molti corridori vanno piano? Lo stesso Van Aert è apparso in difficoltà, sembra un corridore sul punto di ritirarsi. Pidcock: chi l’ha visto? I francesi – GAUDU e BARDET – , mostrano l’ombra di se stessi. Gianni Mura avrebbe detto di loro che sanno di vini appassiti. Forse ha ragione Cristiano Gatti quando dice: “La verità è che corrono per dovere d’ufficio, faticano il meno possibile, hanno altro per la testa. E il Giro di certo non lo affrontano con occhi di tigre: lo subiscono e lo sopportano con una gnagnera deprimente”?
E i telespettatori? Quelli sì che s’incazzano.
Angelo De Lorenzi

