A quarant’anni dall’ultimo Tour vinto (Hinault, 1985) e non potendo contare oggi su grandi campioni, i francesi sono costretti ad abbassare la cresta e a ridimensionare i sogni di gloria. Perciò sarebbero ultrafelici se domani, 14 luglio, festa nazionale, a imporsi sul traguardo di Le Mont-Dorè sarà un corridore di casa. Una vittoria di tappa – ma della tappa che celebra la Nazione – per adesso può bastare.
L’ultimo transalpino a vincere nel giorno che ricorda la presa della Bastiglia fu Warren Barguil nel 2017. Chissà se domani sarà la volta dell’emergente Kevin Vauquelin, buon cronoman e ottimo anche in salita. Vedremo (copyright del grande Gianni Bugno).
Nella patria di Vercingetorige
Il massiccio centrale, regione Alvernia-Rodano-Alpi, la cui capitale è Clermont Ferrand (città inserita nel percorso della tappa) deve le sue origini storiche ai Galli e al loro eroe Vercingetorige. Oggi si affida all’agricoltura e al turismo per cercare di arginare un calo demografico che pare irreversibile.

Il percorso del Tour, alla decima tappa, sa finalmente di montagna: la frazione presenta otto Gpm (sette dei quali di seconda categoria), 4450 metri di dislivello e un arrivo in salita dopo 3,3 km all’8%. Sarà battaglia vera, anche perché il giorno dopo è previsto il primo giorno di riposo. Il paese dove sarà posto lo striscione d’arrivo, Le Mont Dorè, stazione termale e sciistica, è a 1320 metri di altitudine. Tramite il Tour si presenta al mondo come località ideale per una vacanza di montagna, sia estiva che invernale. Vicino sorge il Puy de Sancy, la cima più elevata dell’Alvernia coi suoi 1885 metri sul livello del mare.
Paolo Costa

