Dai campi da tennis di Wimbledon alle buche del Masters di Augusta, il binomio tra sport e orologeria di lusso è ormai consolidato. Ma c’è un terreno, almeno fino a ieri, ancora parzialmente inesplorato: quello delle grandi corse ciclistiche a tappe.
A cambiare le regole del gioco è stato Tadej Pogacar, dominatore assoluto del Giro d’Italia 2024 e ora protagonista al Tour de France. Al polso del campione sloveno non passa inosservato un Richard Mille RM 011 “Tour Edition” dal valore di 340 mila euro. Un vezzo? Forse. Ma anche una dichiarazione di stile e di potere culturale. In un’epoca in cui l’orologio è più che mai un linguaggio, sono i dettagli a fare la differenza. Lo sa bene Matteo Serpellini, classe 2004, tra i più giovani divulgatori e imprenditori dell’orologeria in Italia. Matteo ha trasformato la passione ereditata dal padre in un progetto innovativo: Orafix, piattaforma che coniuga e-commerce, contenuti originali, magazine da collezione e cultura digitale.
“L’orologio non è più solo uno strumento per misurare il tempo, ma un vero e proprio statement. Quando Pogacar corre con un Richard Mille al polso, sta parlando a un pubblico che non guarda solo alla performance, ma al significato profondo di ciò che indossa. Il fatto che sia un orologio da centinaia di migliaia di euro, indossato in una gara massacrante dove conta ogni grammo, ci dice molto su come il mondo dell’orologeria stia evolvendo: si punta su materiali ultraleggeri, tecnologia avanzata, design estremo. E questo apre nuove possibilità di linguaggio anche per i brand”.
Fibra di carbonio, titanio, ceramica hi-tech, ma anche materiali compositi sviluppati in collaborazione con ingegneri aerospaziali: i grandi brand non progettano più solo per il red carpet, ma per il movimento. È una nuova estetica della leggerezza, dove la funzione dialoga con la narrazione culturale.
“L’orologio di Pogacar è più leggero di una barretta energetica”, ironizza Serpellini. “Ma è anche un simbolo che pesa moltissimo in termini di immaginario. È lì che si gioca oggi la sfida dell’orologeria: non più solo oggetto da indossare, ma contenuto da condividere”.

