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Il ciclismo piange Michele Dancelli, vinse una Milano-Sanremo da leggenda

Michele Dancelli ci ha lasciato, il ciclismo è in lutto, lo sport è in lutto. L’immagine di lui sul traguardo della Milano-Sanremo del 1970, quella che un italiano non vinceva dal 1953,  dalla doppietta consecutiva di Petrucci, lo aveva reso quasi immortale, eternamente giovane, Forever Young. Invece, Michele, che aveva compiuto 83 anni lo scorso 15 ottobre, è morto nel pomeriggio di oggi, 18 dicembre, alla Rsa di Castenedolo, nel bresciano, dove era ricoverato da tempo.

Prima di diventare un ciclista faceva il muratore. Il campionato italiano dilettanti del 1963 gli apre le porte del professionismo: passa a 21 anni con la Molteni diretta dal monzese Giorgio Albani, che sarebbe poi stato lo storico direttore sportivo di Eddy Merckx, il Cannibale.

La carriera di Michele Dancelli

Professionista dal 1963 al 1974, Dancelli ha conquistato circa ottanta vittorie nell’epoca dei migliori, perché c’erano Merckx, De Vlaeminck, Gimondi, Adorni e Motta. È stato bronzo al Mondiale di Imola 1968 e Zolder 1969, ha vinto due volte il titolo italiano, 11 tappe al Giro d’Italia ed è stato 14 giorni in maglia rosa. Ha vinto anche una tappa al Tour 1969 e la Freccia Vallone del 1966. Ma più di tutto è rimasta quell’impresa alla Sanremo del 1970 che l’ha consegnato per sempre alla leggenda del ciclismo: oltre 70 chilometri di fuga solitaria, in avanscoperta fin dai primi chilometri, solo contro i grandi campioni dell’epoca, da Merckx a Gimondi.
Nel suo palmarès figurano anche due medaglie di bronzo ai Campionati del mondo, conquistate a Imola nel 1968 e a Zolder nel 1969.

Angelo De Lorenzi 

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