domenica, Marzo 22, 2026
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Allocchio successore di Vegni alla guida del Giro d’Italia?

Stefano Allocchio è un mezzobusto. Ma non è un conduttore di telegiornale. È invece l’uomo che sbuca dal tetto della Toyota, bandierina in mano e fischietto pronto. È lui che dà il via alle grandi corse e che scatena il gruppo al chilometro zero. Lo vediamo spesso, in tv. Così come ammiriamo sempre il suo sorrisone alla Celentano, una postura che rivela la sua milanesità doc. Sarà lui a ereditare lo scettro di Mauro Vegni, direttore del Giro d’Italia in procinto di andare in pensione? L’esperienza ce l’ha, avendo interpretato per molti anni il ruolo di vice, tappa più recente di una vita dedicata alle due ruote. Prima, da corridore professionista tra il 1985 e il 1993, si dava da fare come velocista. Era benvoluto nel gruppo e può vantare quattro vittorie al Giro.

Alla sua promozione manca l’ufficialità. Molti la pronosticano imminente, mentre altri ritengono che in RCS Sport certe logiche stanno cambiando e perciò potrebbero esserci delle sorprese. Di sicuro l’ultima parola sul successore di Torriani-Castellano-Zomegnan-Vegni spetta al grande capo Urbano Cairo, il quale può gongolare per la conferma dei risultati del prodotto-Giro, che pare non temere le insidie del calendario ciclistico. Al recente Festival dello sport di Trento sono state presentate cifre pazzesche: basti citare gli 800 milioni di persone che ogni giorno nel mondo si mettono in contatto con l’evento. Allocchio aspetta, come pazientiamo noi in vista dell’annuncio del percorso dell’edizione numero 109 della Corsa rosa. Che potrebbe essere ufficializzato tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre. Mauro Vegni ha raccontato a Beppe Conti che in RCS stanno cercando una sede degna, un teatro famoso rappresentativo dell’italianità a livello globale. Quanto alle tappe, la Grande Partenza in Bulgaria è entrata ormai nella fase organizzativa. A essa seguirà il trasferimento nel Meridione dove comincerà un tracciato che risalirà la penisola. Altre certezze: la tappa di Piancavallo (in Friuli), che ricorderà il terremoto del Friuli del 1976, e il traguardo finale a Roma. Tutto il resto è top secret, tranne il periodo di svolgimento (9-31 maggio 2026). Tra i nodi da sciogliere uno riguarda il tentativo di Milano di reinserirsi (magari con una tappa) in una relazione – quella col grande ciclismo- colpevolmente persa negli ultimi anni (si veda anche il caso Sanremo).

Vegni, vidi, vinci

Mauro Vegni, cresciuto nella scuola romana di Franco Mealli e della Tirreno-Adriatico, lascia comunque ricordi belli. Qualcuno gli ha rimproverato un carattere non facile, ma certe invenzioni sono da annoverare nel solco della tradizione inaugurata dal mitico Torriani. Si pensi alla partenza da Gerusalemme, al Colle delle Finestre con l’impresa di Froome, alle imprese di Nibali (la neve sulle Tre Cime di Lavaredo), alle Grandi partenze all’estero sempre più spettacolari. Se fosse un corridore Vegni sarebbe un passista, uno la cui forza consiste nella regolarità della prestazione. Non ha la classe di Torriani, ovvio, ma può vantare grandi capacità. Quelle che gli hanno permesso di superare ostacoli come il Covid e di affrontare problemi e novità di un ciclismo in continua evoluzione.

Paolo Costa 

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