domenica, Marzo 22, 2026
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Pogacar, ovvero la banalità del vincere

Era un trionfo quasi annunciato se non ci fosse stato il risultato della cronometro mondiale. Pogacar, quarto al traguardo, raggiunto sul percorso da  Remco Evenepoel, aveva preso una scoppola colossale.
Forse è stanco, è arrivato svogliato al Mondiale, non ha più voglia di correre. Qualcuno avrà pensato, addirittura, alla fase calante di una carriera sin qui splendida.
Invece ieri Tadej ha corso da Tadej, una delle migliori prestazioni della sua carriera.
Ha attaccato nel punto più difficile del percorso, a – 100 km dall’arrivo, ha sbriciolato la resistenza degli avversari, ha condotto una fuga solitaria come se fosse una locomotiva, allo stesso passo, regolare, ad oltre 40 chilometri di media su un percorso durissimo, probabilmente il secondo Mondiale più difficile della storia dopo quello di Sallanches vinto da Hinault, con il nostro Tista Baronchelli buon secondo. Tadej incarna il nuovo ciclismo che sa di antico: imprese leggendarie alla Coppi, prestazioni alla Merckx, gli avversari lasciati indietro di minuti. Alla prossima impresa, magari in terra di Lombardia.

Angelo De Lorenzi

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