La quiete dopo la tempesta (e in attesa di altre grandinate). La tappa di oggi, domenica 20 luglio, 169 km. da Muret a Carcassonne, precede la seconda giornata di riposo, segue la tre giorni pirenaica e anticipa il gran finale con Ventoux e Alpi.
Carcassone, splendori medioevali
Dovrebbe esserci spazio per i cacciatori di tappe, gente che se ne frega della classifica. Gli altri, insomma, compresi noi spettatori, potrebbero dedicarsi alla locale cassoulet (piatto a base di fagioli bianchi, carne di maiale e anatre) oppure al foie gras e a formaggi, dolci e vini che la Linguadoca elargisce a volontà. Queste terre ci portano ancora una volta in una dimensione di Francia provinciale tutta da godere. Carcassonne ha avuto splendori medioevali che conserva affascinando con le sue 52 torri: evidentemente la skyline non è un’invenzione dei tempi moderni.
La fuga più lunga
Qui nel 1947 partì una tappa entrata nella storia del Tour. Il corridore Albert Bourlon, nomen omen, fece appunto uno scherzetto al peloton. Pronti, via! E subito l’intrepido si involò in solitudine fino a presentarsi dopo 253 km. a Luchon, sempre da solo. Naturalmente trattasi di record (imbattibile aggiungo): mai è stata messa in scena una fuga solitaria così lunga.
Oggi si dovranno superare tre Gran premi della Montagna, due di terza categoria e uno di seconda (il Pas du Sant, 2,9 km al 10%). Potrebbero essere trampolini buoni per un’azione decisiva. Fatti i debiti distinguo, il Bourlon odierno può assomigliare a un certo Van der Poel.
Pro memoria per il turista: dia un occhio al Canal du Midi, patrimonio mondiale Unesco, grandiosa realizzazione del XVII secolo che unisce Mediterraneo a Oceano Atlantico.

