Nella settima tappa del Tour de France, la Saint Malo – Mur de Bretagne di 197 chilometri, Tadej Pogačar concede il bis dopo aver conquistato Rouen. Vince
la tappa e si riprende la maglia gialla, con una gara strategicamente accorta: muove bene i compagni di squadra e si ritrova con fiato e gambe alla volata. Vingegaard prova come può a contenere lo strapotere dello sloveno. Evenepoel bravo, ma non abbastanza per superare il nuovo Merckx (sì, bisogna iniziare a dire le cose come stanno). Sul podio di oggi sale Oscar Onley (Picnic PostNL) che regola, nell’ordine, Felix Gall (Decathlon AG2r) poi Matteo Jorgenson, Remco Evenepoel, Kevin Vauquelin. Ritiro per Mattia Cattaneo; Milan perde la maglia verde ma potrebbe rifarsi nei prossimi giorni. Affondato Roglic. Chi l’ha visto?
Van der Poel stanco sul Mur de Bretagne
Sua Maestà Tadej voleva vincere e ha vinto. Vuoi mettere uno sloveno che trionfa sull’iconico e maestoso Mur de Bretagne, oggi percorso per ben due volte? Oggi sarebbe stato terreno di caccia per Van der Poel, che qui nel 2021 firmò un numero straordinario conquistando la sua prima tappa al Tour e la sua prima maglia gialla, con tanto di dedica commossa a nonno Raymond Poulidor, che aveva sempre inseguito quel simbolo senza mai indossarlo. Niente. Vdp è arrivato al dunque con le gambe dure. Persino i francesi, che da giorni si spellano le mani per il loro gioiellino Vauquelin ,avevano fatto un pensierino per arrivare almeno sul podio. il giovane galletto ha dato il meglio di sé (oggi settimo alle spalle di un pimpantissimo Evenepoel) ed è già tanto.
Tutti (in Francia) tifano per Vaquelin
Quindi Oltralpe le balle ancor gli girano, è dai tempi di Bartali che accade, mentre l’ultima loro vittoria nella classifica generale risale ai tempi di Bernard Hinault, il 1985, dai tempi delle caverne o giù di lì. A proposito, chapeau! Oggi si passava proprio dal suo paese, il bellissimo borgo di Yffiniac con vista sulla Baia di Saint Brieuc.
Super Tim Wellens
Tornando alla cronaca di giornata, al secondo posto, in scia a Pogačar troviamo Vingegaard, l’unico corridore del peloton che tenta di arginare lo strapotere dello sloveno. Nota di merito per la squadra della maglia gialla, con un super Tim Wellens. Sempre attenta, sempre sul pezzo, impeccabile a prendere l’iniziativa quando serve. Peccato per Joao Almeida, coinvolto in una caduta assieme a Eddie Dunbar (Jayco AlUla), Louis Barrè (Intermarché Wanty), Joao Almeida (UAE), Enric Mas (Movistar), Ben Healy (Education First), Guillaume Martin (corridore e filosofo) e Valentin Madouas (Groupama FDJ) Jack Haig, Matej Mohoric e Santiago Buitrago. Brava anche la squadra di Vingegaard con Simon Yates a stantuffare in salita per favorire il suo capitano. Più evanescente Wout Van Aert che pedala e pedala, ma sinora ha combinato poco.
La corsa di oggi ha vissuto del tentativo di alcuni coraggiosi. Le prime fasi di gara molto concitate con il gruppo maglia gialla che ha provato in ogni modo a tenere sotto controllo la fuga prima di lasciare spazio ad Alex Baudin (EF Education – EasyPost), Geraint Thomas (INEOS-Grenadiers), Marco Haller (Tudor Pro Cycling Team), Ewen Costiou (Arkea B&B Hotels) e Ivan Garcia Cortina (Movistar Team), che hanno guadagnato non più di un minuto e mezzo. Poi il gruppo dei migliori si è rifatto sotto e le squadre di Pogačar e Vingegaard hanno preso in mano la situazione fino a riprendere i fuggitivi.
Il nuovo Cannibale?
Che dire? Pogacar sta cannibalizzando il Tour e, in cuor suo, si sta anche merckizzando. Oggi è arrivato a 101 vittorie da professionista, ha 26 anni, ha già vinto tre volte il Tour de France, una volta il Giro, veste la maglia iridata e ha già fatto incetta di trionfi nelle grandi classiche. Merckx, in tredici anni di professionismo, arrivò a 445 vittorie, cinque Tour de France, altrettanti Giri d’Italia, una Vuelta, tre titoli iridati da professionista.
Angelo De Lorenzi

