Gianni Savio ci ha lasciati. Ha lanciato fiori di corridori, scoperto talenti, coccolato ciclisti, incitato, applaudito, costruito squadre, cercato sponsor. Gianni era innamorato perdutamente del ciclismo. Aveva 76 anni, una vita da manager. Fu lui a lanciare Bernal, vincitore del Giro 2019 e del Tour 2021, è stato la chioccia dei vari Sierra e Nelson Rodriguez, Parra, Rujano; ma nelle sue squadre transitarono anche i compianti Michele Ballerini, Michele Scarponi; fece debuttare al professionismo un certo Andrea Tafi. Era chiamato il Principe, per una certa eleganza anche nel vestire, per la dialettica, la capacità di parlare e dire cose non scontate. Gianni, nato a Torino il 16 aprile 1948, è morto vinto da una lunga malattia.
Iniziò la sua carriera di direttore sportivo nel 1986 alla Santini-Cierre, poi si mise alla guida nell’Eurocar-Mosoca-Galli; nel 1992 rilevò da Dino Zandegù la direzione della ZG Mobili-Selle Italia, passata negli anni per diversi cambi di sponsorizzazione e denominazioni, tra cui Selle Italia, Colombia-Selle Italia e Serramenti PVC Diquigiovanni e Androni Giocattoli, per giungere fino all’attuale Drone Hopper-Androni Giocattoli.
Gianni Savio è stato anche direttore tecnico della Colombia
Grande conoscitore del movimento sudamericano, ottenne anche il ruolo di commissario tecnico della nazionale colombiana prima e venezuelana poi. Proprio con Gianni Savio alla guida, la Colombia ottenne il suo unico sigillo iridato, la vittoria di Santiago Botero nella prova a cronometro dei campionati del mondo su strada 2002.
Lascia la moglie e due figlie, Nicoletta e Annalisa.
Angelo De Lorenzi

