Questa è la prima pagina di oggi de l’Équipe, il primo quotidiano sportivo francese, che celebra la strepitosa affermazione di Tadej Pogacar nella prova del Mondiale di ciclismo su strada di Zurigo svoltasi ieri. Si trova invece a fatica la notizia nella prima pagina dei quotidiani sportivi italici, sovrastati da informazioni sul mondo del calcio. Qui la testata transalpina sembra darci una lezione di giornalismo.
L’Équipe non tradisce le sue origini poiché, nato a Parigi dal 1946, fu preceduto da L’Auto, dal quale ha ereditato anche l’organizzazione del Tour de France.
Una lezione di giornalismo dal giornale che inventò il Tour
L’Équipe non si occupa però solo di ciclismo, ma riserva la dovuta attenzione quando accadono fatti agonisticamente rilevanti nel mondo delle due ruote come è accaduto ieri; un’impresa sportiva d’altri tempi, con il briciolo di follia di questi tempi. Il pensiero va alle imprese di Coppi e di Merckx, innanzitutto. Scattare a 100 chilometri dal traguardo poteva farlo solo lo sloveno e… lo ha fatto!
Prima dell’impresa dello sloveno ce ne sono state altre nella storia del ciclismo. La fuga nella tappa Cuneo-Pinerolo è considerata una delle più significative. Il protagonista fu Fausto Coppi che partì da solo sulle prime rampe della Maddalena, a 192 km dall’arrivo, e dopo quella cima, passo anche Vars, Izoard, Monginevro e Sestriére senza nessuno accanto. Coppi arrivò a Pinerolo con 11’52” su Bartali e oltre venti minuti su tutti gli altri. Vinse così il Giro 1949, prima di realizzare una storica doppietta – la prima – al Tour de France.

