Le parole di Vittorio Feltri sui ciclisti “sono un insulto a una città come Milano, che non bisogna tollerare, e lo voglio dire con chiarezza, perché dietro ci sono vite, persone, speranze, ideali, sogni di futuro”.
Lo ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, nell’evento che apre la Green Week, commentando le frasi del giornalista e consigliere regionale, secondo cui i “ciclisti mi piacciono solo se investiti”.
“Se permettono a qualcuno di continuare a dire e scrivere certe cose, è perché per qualcuno quel signore è un riferimento – ha aggiunto -.
È chiaro che non è qualcosa su cui noi dobbiamo sorridere”. Non si placano dunque le polemiche sul caso. Intanto Feltri torna oggi sull’argomento rispondendo a una lettera sul Giornale che gli esprime solidarietà, Il direttore editoriale del quotidiano di via Negri dice che non corregge quello che ha detto ma lo ribadisce. Perché «a Milano le piste ciclabili rappresentano trappole mortali. Sono disegnate sull’asfalto senza criterio e la loro mancanza di logicità non fa altro che acuire il convincimento, in chi adopera la bicicletta per muoversi o anche il monopattino, di non dovere osservare alcuna basilare norma stradale, come – e menziono quella più terra terra il rispetto della precedenza».
Feltri dice che si ritrova «biciclette e monopattini a destra e a sinistra della mia automobile, cosicché, quando scatta il verde e mi accingo a svoltare a destra, mi capita di frequente di vedere ciclisti che sfrecciano tagliandomi la strada, come se si lanciassero addosso alle vetture. Passano con il semaforo rosso, camminano davanti alle auto rallentando il traffico, anche contromano nel bel mezzo della via». I ciclisti non si toccano, secondo lui, perché «c’è il convincimento che essi salveranno il pianeta dal riscaldamento globale, sono ritenuti soggetti virtuosi, gente di sinistra, non rozza e ignorante come quelli che invece vengono indicati quali «fascisti» soltanto perché votano a destra».
Invece, secondo Feltri, «la diffusione dell’utilizzo della bici non ha migliorato la qualità dell’aria ma ha portato alla crescita del numero di morti e feriti, sulle strade cittadine, di quanti si spostano sulle due ruote ecologiche. Lungi dall’augurare il decesso ai ciclisti, la mia è stata una battuta forse troppo macabra, per questo fuori luogo, forte, ma ormai non si può più dire nulla, tutto suscita riprovazione. Stiamo lì a pesare ogni sillaba in cerca di una scusa qualsiasi per colpire colui che la pronuncia. Abbiamo acquistato il gusto della indignazione, del processo mediatico, della macellazione. È il trionfo di un moralismo esasperato, ostentato, intransigente, che non è sintomo di progresso etico, semmai di oscurantismo». Sono decisamente controcorrente le parole di Feltri e pensare che nel suo stesso giornale lavorano colleghi che amano la bicicletta dallo stesso direttore responsabile, Alessandro Sallusti, appassionato che ha corso l’Eroica, al caporedattore della cronaca milanese Antonio Ruzzo che tiene addirittura un aggiornatissimo blog che si occupa di ciclismo e non solo.

