Due ciclisti amatoriali sono morti a causa di malori improvvisi durante la competizione. La doppia tragedia si è consumata ieri domenica 19 aprile durante lo svolgimento della Gran Fondo Torino, Memorial Luca Ferrero. I due corridori, di 61 e 68 anni, sono stati colpiti entrambi da arresto cardiaco in punti diversi del percorso nel tratto che attraversa il Chierese. Nonostante il tempestivo intervento del personale sanitario e il trasporto d’urgenza in ospedale (uno alle Molinette di Torino), per i due atleti non c’è stato nulla da fare.
In “segno di profondo rispetto e dolore per questa drammatica perdita”, la società organizzatrice, Gs Alpi, ha ieri comunicato l’immediata sospensione di ogni attività celebrativa.
Una Gran Fondo impegnativa
La corsa di 113 km presentava quasi 2.000 metri di dislivello positivo.
In seguito alla tragedia si sono sollevate accese polemiche riguardanti i controlli medici e l’adeguatezza delle norme per la partecipazione alle gare amatoriali. La discussione sta concentrandosi sulla validità dei certificati medici agonistici. Sebbene i partecipanti debbano obbligatoriamente presentare un certificato di idoneità per il ciclismo, c’è chi criticala facilità con cui tali documenti vengono talvolta rilasciati, chiedendo esami cardiologici più approfonditi soprattutto per gli atleti non più giovanissimi.Una delle critiche più rilevanti riguarda l’eccessivo agonismo in gare amatoriali che coinvolgono ciclisti di età avanzata. Alcuni osservatori sostengono che il livello di sforzo richiesto sia ormai paragonabile a quello dei professionisti, suggerendo di abbassare l’età massima per le categorie più competitive per ridurre i rischi di arresto cardiaco sotto sforzo.

