domenica, Marzo 22, 2026
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Papa Leone XIV agli sportivi: “I campioni non sono macchine infallibili”

Al Giubileo dello Sport il Pontefice ha indicato le virtù dell'atletismo, i valori di una competizione sana richiamando gli insegnamenti e la testimonianza di Giovanni Paolo II. Fra i pellegrini anche un gruppo di ciclisti amatoriali provenienti da Loreto

Anche papa Leone XIV è uno sportivo. Da buon americano ama il baseball e non disdegna il tennis persino praticato, almeno fino a qualche tempo fa, prima di diventare Papa.
Il Pontefice non è indifferente allo sport e lo ha già dimostrato in più occasioni in queste prime settimane di papato (dall’accoglienza a Jannik Sinner in Vaticano durante gli Internazionali di Roma a quella del Napoli campione d’Italia, fino al saluto ai corridori del Giro d’Italia prima della partenza dell’ultima tappa della corsa).

Oggi ha attinto dalla cultura sportiva per spiegare il dogma della Trinità, un concetto di per sè arduo da comprendere. Lo ha fatto in occasione della celebrazione del Giubileo dello sportivo che ha richiamato migliaia di partecipanti.

Lo spirito di collaborazione e dell’incontro, il richiamo alla concretezza dello stare insieme: sono i valori che lo sport può insegnare e che lo rendono, oggi, un mezzo prezioso di formazione umana e cristiana. Così Papa Leone XIV nell’omelia della Messa presieduta stamani nella Basilica vaticana  in cui salda l’immagine del Dio Trinità – oggi se ne celebra la Solennità – con la bellezza e le sfide dell’esperienza sportiva la quale, come sottolineava già san Paolo VI, può incidere nella promozione della pace tra i popoli.

Papa Leone XIV ( foto di repertorio di Giorgio Medici)

“Il binomio Trinità-sport – ha spiegato il Papa – non è esattamente di uso comune, eppure l’accostamento non è fuori luogo. Ogni buona attività umana, infatti, porta in sé un riflesso della bellezza di Dio, e certamente lo sport è tra queste. Del resto, Dio non è statico, non è chiuso in sé. È comunione, viva relazione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, che si apre all’umanità e al mondo. La teologia chiama tale realtà pericoresi, cioè “danza”: una danza d’amore reciproco”.

Papa Leone XIV: “Lo sport può aiutarci a incontrare Dio”

“Alcuni Padri della Chiesa – ha proseguito papa Leone XIV – parlano addirittura, arditamente, di un Deus ludens, di un Dio che si diverte (cfr S. Salonio di Ginevra, In Parabolas Salomonis expositio mystica; S. Gregorio Nazianzeno, Carmina, I, 2, 589). Ecco perché lo sport può aiutarci a incontrare Dio Trinità: perché richiede un movimento dell’io verso l’altro, certamente esteriore, ma anche e soprattutto interiore. Senza questo, si riduce a una sterile competizione di egoismi”.

Numerosi i richiami a san Giovanni Paolo II, che è stato anche uno sportivo praticante: la canoa da giovane, il nuoto praticato persino in Vaticano, lo sci e le passeggiate nei boschi”: «Lo sport è gioia di vivere, gioco, festa, e come tale va valorizzato […] mediante il recupero della sua gratuità, della sua capacità di stringere vincoli di amicizia, di favorire il dialogo e l’apertura degli uni verso gli altri, […] al di sopra delle dure leggi della produzione e del consumo e di ogni altra considerazione puramente utilitaristica e edonistica della vita» (Omelia per il Giubileo degli sportivi, 12 aprile 1984)”.

Sport anche come antidoto alla solitudine, come gioco di squadra, che può diventare così uno strumento importante di ricomposizione e d’incontro: tra i popoli, nelle comunità, negli ambienti scolastici e lavorativi, nelle famiglie! Le discipline sportive – ricorda il Papa –  aiutano poi a mantenere un sano contatto con la natura e con la vita concreta, luogo in cui solo si esercita l’amore.

“Lo sport insegna anche a perdere”

E poi un passaggio molto importante: ” In una società competitiva, dove sembra che solo i forti e i vincenti meritino di vivere, lo sport insegna anche a perdere, mettendo l’uomo a confronto, nell’arte della sconfitta, con una delle verità più profonde della sua condizione: la fragilità, il limite, l’imperfezione. Questo è importante, perché è dall’esperienza di questa fragilità che ci si apre alla speranza. L’atleta che non sbaglia mai, che non perde mai, non esiste. I campioni non sono macchine infallibili, ma uomini e donne che, anche quando cadono, trovano il coraggio di rialzarsi. Ricordiamo ancora una volta, in proposito, le parole di San Giovanni Paolo II, il quale diceva che Gesù è “il vero atleta di Dio”, perché ha vinto il mondo non con la forza, ma con la fedeltà dell’amore (cfr Omelia nella Messa per il Giubileo degli sportivi, 29 ottobre 2000).

Pier Giorgio Frassati presto santo

Il pontefice ha inoltre ricordato il Beato Pier Giorgio Frassati, patrono degli sportivi, che sarà proclamato santo il prossimo 7 settembre:  “La sua vita, semplice e luminosa, ci ricorda che, come nessuno nasce campione, così nessuno nasce santo. È l’allenamento quotidiano dell’amore che ci avvicina alla vittoria definitiva (cfr Rm 5,3-5) e che ci rende capaci di lavorare all’edificazione di un mondo nuovo. Lo affermava anche San Paolo VI, vent’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, ricordando ai membri di un’associazione sportiva cattolica quanto lo sport avesse contribuito a riportare pace e speranza in una società sconvolta dalle conseguenze della guerra (cfr Discorso ai membri del C.S.I., 20 marzo 1965).

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