A Rouen hanno sempre vinto gli sprinter tranne una volta diventata storica.
Nel ’57 s’impose infatti al debutto l’enfant du pays Jacques Anquetil, il campione che ambiva all’eredità di Coppi, il ciclista tanto stilista nell’esercizio di una crono da poter pedalare – dicevano – con una coppa di champagne poggiata sulla schiena.
Nella tappa di domani, martedì 8 luglio, – da Amiens (città natale di Emmanuel Macron) a Rouen, dalla capitale della Piccardia alla capitale della Normandia – si celebrano i grandi protagonisti del Tour Jean Robic (detto “Testa di vetro” perché s’era spaccato il cranio in una Roubaix) e Jacques Anquetil.
Omaggio a “Testa di vetro”
Al primo, vincitore del Tour del ‘47, è dedicata una stele che i corridori incontreranno al culmine della prima salita del percorso, a Bonsecours. Il secondo, originario proprio di Rouen, dove i genitori possedevano una coltivazione di fragole, illuminerà tutta la tappa col ricordo delle sue cinque maglie gialle e delle sue altre grandi imprese.
Lungo il percorso il gruppo incoccerà in piccole alture, l’ultima a meno 5 km dal traguardo con una pendenza davvero arcigna. Arrivo in leggera ascesa: sono attesi i predoni di giornata. La tappa non è da sottovalutare.
Da appuntare nel taccuino del turista: le cattedrali di Amiens (la più grande di Francia) e di Rouen, soggetto prediletto da Claude Monet.
Nella città d’arrivo, attraversata dalla Senna, ci sono anche la piazza del mercato dove venne messa al rogo Giovanna d’Arco e il Gros-Horloge risalente al XVI, un orologio davvero spettacolare. Chissà se i corridori avranno il tempo e la voglia di visitarlo: di sicuro avranno nella testa un altro orologio, quello che scandirà i secondi nella cronometro del giorno dopo.
Paolo Costa

