Boulevard Vauban di Lille dista dal velodromo di Roubaix una ventina di km. Sono terre dove il ciclismo viene infuso nei babies col latte del biberon. Chissà se il nostro granatiere Jonathan Milan riuscirà ad alzare le braccia e agguantare la maglia gialla.
La concorrenza è super, ma l’avversario peggiore sarà la pressione. Poi, alla quinta tappa (crono di 33km.), toccherà a Ganna sfidare Remco Evenepoel. I pronostici gli sono avversi: mai mollare! Sul Tour incombe il duello dei duelli, tra Pogacar e Vingegaard, che potrebbe esplodere già nelle prime tappe per la gioia del pubblico e degli organizzatori, autori quest’anno di un percorso autarchico a beneficio della Grandeur.
L’incasso dall’estero, tanto, arriverà dalla Vuelta, che partirà dal Piemonte. Grand Depart a Lille, dunque, città che vanta due primati europei: la Braderie, il più grande mercato delle pulci, e il campanile dell’Hotel de Ville con i suoi 104 metri.
La strada
Si comincia con un anello di 184 km, da Lille a Lille, con tre GPM di quarta categoria che peloton con annessi velocisti supererà in tromba. Ma attenzione: la frenesia della prima tappa, si sa, può provocare cadute. Incidenti ormai troppo frequenti che l’Uci vuole arginare e perciò sta studiando (con calma) nuove regole per la sicurezza. Pensano di limitare i rapportoni e quindi la velocità. Parola di Bernard Hinault (che proprio a Lille nell’80 s’aggiudicò una tappa infarcita di pavé): “Io abolirei piuttosto l’uso del computerino e delle radioline perché non consentono ai corridori di guardare la strada e di rimanere concentrati. Parlano sempre di watt di potenza e hanno sempre gli occhi sul computer invece che sulla strada”. Saggezza di un’altra epoca, che il più famoso personaggio nato a Lille, il Generale De Gaulle, avrebbe sicuramente gradito.
Paolo Costa

