domenica, Marzo 22, 2026
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TOUR. Il riposo dei giusti pensando al Mont Ventoux

Oggi, lunedì 21 luglio, tappa di riposo. Ieri il Tour è arrivato a Carcassonne, la vittoria è andata a Tim Wellens, il campione nazionale belga, gregario della maglia gialla. Ci dispiace per Julian Alaphilippe che ha esultato sulla linea del traguardo, pensava di aver vinto, invece è arrivato terzo. Non aveva la radiolina, ma sarebbe bastato gettare lo sguardo a 200 metri davanti a sé per scorgere la sagoma di Wellens.
La prima edizione del Tour de France è del 1903: il percorso disegnava un classico anello da Parigi a Parigi (appunto una Grande Boucle, un grande ricciolo), in tutto sei tappe lunghe in media più di 400 chilometri. I giorni tra una tappa e l’altra erano tre o quattro. Oggi le giornate di riposo sono funzionali ai trasferimenti della carovana o si rendono utili per piccole necessità di recupero. Allora non si poteva parlare di semplice riposo: le corse erano talmente dure (con strade sterrate e bici pesantissime) che il fisico aveva bisogno di qualche giorno per recuperare le immense fatiche e a volte medicare le ferite.

Più recentemente le giornate di riposo sono diventate due e si sono trasformate in vere e proprie occasioni di allenamento. I corridori evitano infatti di fermarsi completamente e si dedicano a qualche sgambata coi compagni di squadra.

La scorsa settimana a Tolosa Pogacar con la UAE aveva deciso di ripetere le strade del giorno precedente, per la gioia di tanti tifosi al seguito e in particolare del piccolo Arthur, sette anni, che ha ricevuto dal suo campione preferito una borraccia esclamando a papà : “Ma questo è il giorno più bello della mia vita!”.

Domani c’è il Mont Ventoux

Anni fa le sorprese capitavano ai corridori, nella tappa che seguiva la giornata di riposo: c’era infatti chi non la digeriva e rischiava delle crisi impreviste. Oggi, invece, dopo le giornate di riposo (che in realtà sono d’allenamento) tutti corrono normalmente, come si trattasse di una tappa qualsiasi (per la verità questa volta c’è il Ventoux a creare molta apprensione). Una curiosità: l’anno scorso dopo le due giornate di stop vinse per due volte il velocista Jasper Philipsen, che quest’anno per una brutta caduta ha dovuto lasciare il Tour anzitempo.

Paolo Costa

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