Raccontano vecchi routier che avendo resistito fino all’ultima tappa venivano presi da forte emozione, forse anche commozione, una volta avvistata Parigi all’orizzonte, oltre una piccola altura. Un senso di liberazione, di felicità conquistata, cancellava le fatiche sconce dei giorni precedenti, del mese di tirate, scalate e discese, stress misto a volte ad ansia e frustrazione, rare gioie. Si sa: si corre in tanti, ma vince uno solo. E pochi sono quelli che possono vantare risultati utili e perciò più propensi a dimenticare gli sforzi.
Oggi tutti saranno contenti. Li attende, appunto, il traguardo finale, che torna sui Campi Elisi e nella Capitale dopo la “strana”, unica e comunque bella, conclusione a Nizza dell’anno scorso. Nel 2024 Parigi si è concessa le Olimpiadi con lo scenario affascinante dello strappo di Montmartre, esperienza tanto scenografica quanto affollata e ora riproposta da ASO, la società che organizza la corsa.
Tre passaggi sulla salita che porta alla Basilica del Sacro Cuore
L’ultima tappa (Mantes La Ville – Parigi, 132,3 km.) raggiungerà infatti i Campi Elisi dopo tre passaggi sulla salita lastricata che porta alla Basilica del Sacro Cuore (un km. al 5,9%). Così non è più scontata la vittoria di un velocista, quest’anno tra l’altro assai bistrattati dall’organizzazione.
La festa sugli Champs-Élysées
Lo striscione sugli Champs-Élysées risveglia nella memoria il ricordo di volatone pazzesche. Prima del 1975, dal ’68 al ’74, la Grande Boucle si concludeva con una cronometro nell’antico di Velodromo di Vincennes (detto La Cipale), che subentrò al Velodromo del Parco dei Principi quando questo venne demolito. La Cipale è dedicata a Jacques Anquetil ed è stata il teatro delle più grandi prestazioni francesi del Cannibale Eddy Merckx. Ora che abbiamo a che fare con un nuovo cannibale, non dimentichiamo il primo, quello originale, che ha compiuto 80 anni e sta lottando contro qualche acciacco. Auguri a lui ed evviva il ciclismo!
Paolo Costa

