Il Tour è a metà strada e oggi si ferma per la prima delle due giornate di riposo (la seconda è in calendario lunedì 21 luglio). Più avanti saranno fatiche immani: tutte le rimanenti tappe hanno infatti altimetrie da capogiro. Ma attenzione: durante i grandi Giri anche il riposo è fittizio e in giornate come quella di domani possono accadere tante cose.
L’impresa di Bartali fra mito, storia e leggenda
Per gli italiani la più famosa di queste soste risale al 1948. Dobbiamo immaginarci la spiaggia di Cannes. Era il 14 luglio e il Tour era arrivato a metà strada. Un pensieroso Gino Bartali stava passeggiando con una sigaretta tra le labbra. Aveva 22 minuti di ritardo in classifica dall’emergente Louison Bobet. Il vecchio italiano contro il giovane francese. Il gap pareva irrimediabile, tanto che gli inviati italiani stavano facendo le valigie per rientrare. Presto, però, si venne a sapere il motivo di tale fuga. In Italia avevano sparato a Palmiro Togliatti, tirava aria di rivoluzione. C’erano disordini nelle piazze, feriti, qualche morto. Bartali fu richiamato in albergo, lo desideravano al telefono.
Era Alcide De Gasperi in persona? O un collaboratore del Presidente del Consiglio? Di sicuro al vecchio campione (Gino aveva ormai 34 anni) fu chiesto di inventarsi qualcosa, perché c’era bisogno di serenità, di buone notizie. E Gino, dal giorno successivo, nella tappa col mitico Izoard, cominciò a distribuire distacchi enormi agli avversari. Fino a compiere un’impresa storica: il bis al Tour dopo dieci anni, una vittoria – è stato detto e scritto – che ha salvato l’Italia in subbuglio. L’effetto può anche essere ritenuto leggendario (dal letto d’ospedale lo stesso segretario del PCI invitò la piazza alla calma), ma da epopea furono di sicuro l’impresa agonistica, i voli di Bartali sulle montagne e lo smacco inferto ai francesi, la maglia gialla riconquistata dopo gli anni della Guerra.
Paolo Costa

